DDL Caregiver familiari: cosa prevede davvero e cosa manca

In questi giorni il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di Legge sui caregiver familiari. Una notizia attesa da anni, che ha subito acceso il dibattito pubblico tra entusiasmo, delusione e scetticismo.

Ma cosa prevede davvero questo DDL? Perché è importante, pur con tutti i suoi limiti? E soprattutto: cosa cambia (e cosa no) per i caregiver familiari oggi?

In questo articolo analizziamo il DDL caregiver con uno sguardo realistico, basato su dati, fonti ufficiali e sull’esperienza quotidiana di chi lavora accanto ai caregiver familiari.

Sommario

Chi sono i caregiver familiari in Italia

In Italia si stima che i caregiver familiari siano tra i 7 e gli 8 milioni. Sono figli, figlie, coniugi, partner – nella stragrande maggioranza donne – che si prendono cura ogni giorno di un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità.

Non si tratta di un ruolo marginale o temporaneo: il caregiver familiare è oggi una colonna portante del welfare italiano, spesso senza tutele, senza riconoscimento formale e con un forte impatto sulla vita lavorativa, economica ed emotiva.

DDL Caregiver: a che punto siamo davvero

È importante chiarirlo subito: non siamo ancora di fronte a una legge in vigore.

Il testo approvato è un Disegno di Legge, che dovrà ora affrontare l’iter parlamentare (Camera e Senato). Solo dopo l’approvazione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale potrà diventare legge.

Questo passaggio è tutt’altro che formale: il Parlamento potrà modificare il testo, ampliarne o restringerne la portata, intervenire sulle coperture economiche.

Cosa prevede il DDL caregiver: i punti principali

1. Riconoscimento formale del caregiver familiare

Il primo elemento rilevante è il riconoscimento giuridico del ruolo del caregiver familiare all’interno del sistema di welfare.

Dopo anni di proposte rimaste incompiute, questo DDL segna un passaggio simbolico e politico importante: il caregiver non è più invisibile.

2. Contributo economico: requisiti molto stringenti

Il DDL prevede un contributo economico esentasse fino a 400 euro mensili, erogato con cadenza trimestrale o semestrale. Tuttavia, l’accesso è riservato a una platea molto limitata.

I requisiti principali sono:

  • convivenza con la persona assistita

  • almeno 91 ore settimanali di assistenza

  • reddito annuo non superiore a 3.000 euro

  • ISEE non superiore a 15.000 euro

Secondo le stime, questa misura potrebbe riguardare circa 50.000 caregiver, su un totale di milioni.

3. Tempistiche: non prima del 2027

Altro elemento cruciale: i contributi non arriveranno prima del 2027.

Nel 2026 le risorse stanziate serviranno alla realizzazione della piattaforma INPS per la registrazione dei caregiver. Solo successivamente potranno partire le erogazioni.

Questo significa che, nel breve periodo, la vita quotidiana della maggior parte dei caregiver non cambierà.

4. Tutele non economiche: la parte più rilevante

Accanto al contributo economico, il DDL introduce una serie di tutele non economiche spesso meno raccontate, ma potenzialmente decisive:

  • maggiore integrazione del caregiver nei progetti di assistenza e nei PAI

  • accesso alle informazioni sanitarie dell’assistito (con consenso)

  • misure di conciliazione tra lavoro e cura

  • riconoscimento delle competenze maturate nella cura

  • tutela contro discriminazioni legate al ruolo di caregiver

È su questo terreno che il DDL potrebbe produrre gli effetti più significativi, se ben attuato.

Perché molti caregiver parlano di “occasione mancata”

La sensazione diffusa è quella di una risposta ancora parziale a un problema strutturale.

Il rischio è che a un bisogno enorme – che riguarda milioni di famiglie e l’intero sistema Paese – si continui a rispondere con misure sperimentali, limitate e frammentate.

Soprattutto, il DDL intercetta poco la realtà dei caregiver lavoratori, che rappresentano una quota rilevantissima e che spesso vivono il conflitto più duro tra lavoro, reddito e cura.

Perché questo DDL resta comunque un punto di non ritorno

Pur con tutti i suoi limiti, il DDL caregiver rappresenta un punto di non ritorno per almeno tre motivi:

  1. riconosce formalmente un ruolo fino ad oggi invisibile

  2. apre un precedente normativo su cui costruire

  3. rende il tema non più eludibile nel dibattito politico

Il contesto demografico lo rende evidente: la cosiddetta silver wave non è una previsione lontana, ma una realtà già in atto. L’invecchiamento della popolazione e la riduzione della popolazione attiva renderanno sempre più centrale il ruolo dei caregiver familiari.

Cosa serve davvero ai caregiver familiari

Se vogliamo affrontare seriamente il tema, servono:

  • politiche strutturali di conciliazione lavoro–cura

  • riconoscimento economico più ampio e sostenibile

  • servizi territoriali realmente accessibili

  • supporto emotivo e orientamento, non solo contributi

Il caregiver non ha bisogno solo di “aiuti una tantum”, ma di un sistema che renda la cura sostenibile nel tempo.

Conclusione

Il DDL caregiver non risolve il problema dei caregiver familiari in Italia. Ma segna un passaggio che non può più essere ignorato.

Ora la vera sfida è tutta davanti: migliorare il testo in Parlamento, evitare ritardi attuativi, rafforzare le coperture e trasformare il riconoscimento formale in tutele concrete.

Perché la cura familiare non è un’emergenza temporanea: è una delle grandi questioni sociali del nostro presente e del nostro futuro.

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