Quante ore lavora la badante convivente giorno e notte

orario lavoro badante convivente

L’assistenza con badante convivente è una delle più utilizzate dalle famiglie, in quanto garantisce un’ampia copertura. Ma quante ore lavora la badante convivente? Lavora sia di giorno che di notte?

Ci rendiamo conto, nei molti colloqui quotidiani, che molte famiglie arrivano al momento di aver bisogno della badante con poche informazioni. Questo complica ulteriormente una situazione già fragile, perché se si ha bisogno in urgenza di una badante è perché un proprio familiare è in una situazione critica.

Le famiglie che si affidano al fai-da-te si trovano quindi a scegliere in fretta e furia un lavoratore, senza averlo fatto prima, e senza conoscere adeguatamente le regole del Contratto Collettivo Colf e Badanti, e quindi senza sapere bene quante ore lavora la badante convivente.

Partiamo quindi dalla base.

Quante ore può lavorare la badante convivente

All’articolo 14 del Contratto Collettivo Nazionale Colf e Badanti che regola appunto l’orario di lavoro si legge:

“La durata normale dell’orario di lavoro è quella concordata fra le parti e comunque […] con un massimo di 10 ore giornaliere, non consecutive, per un totale di 54 ore settimanali, per i lavoratori conviventi; 

Quindi la badante convivente può lavorare massimo 54 ore la settimana, massimo 10 ore al giorno, con una pausa indicativamente a metà giornata.

Normalmente quindi la badante lavora dal lunedì al venerdì per 10 ore e il sabato mattina 4 ore.

Ha quindi un riposo settimanale di 36 ore, che normalmente coincide con il weekend, due ore di riposo giornaliero nel pomeriggio e 11 ore di riposo consecutivo, che coincide con la notte.

Abbiamo poi trattato in un precedente articolo qual è la spesa per la famiglia per questo tipo di figura: quanto costa assumere una badante convivente.

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Gli errori più comuni che commettono le famiglie

Ci sono alcuni errori che molte famiglie che incontriamo commettono. Questi errori possono compromettere la relazione di lavoro, quindi la stabilità dell’assistenza, mettendo in difficoltà in primis l’anziano assistito e di conseguenza tutta la famiglia.

Ecco i principali:

1. Far lavorare la badante sia di giorno che di notte

La badante convivente o lavora di giorno o lavora di notte. Il fatto che sia presente H24 non significa che lavora tutte quelle ore. Certo avere una persona presente in casa di fatto 22 ore al giorno garantisce una sicurezza, perché in caso di emergenza o necessità può intervenire, e l’anziano è al sicuro. 

Se l’anziano ha bisogno di assistenza anche di notte, perché si sveglia regolarmente 2 o 3 volte a notte, va prevista l’integrazione dell’assistenza anche di notte. 

Commettere questo errore espone a diversi rischi, tra cui: possibile vertenza sindacale, abbassamento costante della qualità dell’assistenza per un insufficiente riposo, alto turn over di personale che porta a dover fare una sostituzione ogni 2 o 3 mesi. 

2. Far lavorare la badante anche nel weekend

Alcuni hanno la convinzione che il lavoro della badante non sia particolarmente faticoso, specie se l’anziano è tranquillo e non va seguito molto. Per questo, complice la disponibilità della badante che punta a massimizzare il profitto, cadono nella tentazione di far lavorare la badante 7 giorni su 7, senza farle fare l’adeguato riposo.

Commettere questo errore espone a diversi rischi, tra cui: possibile vertenza sindacale, abbassamento costante della qualità dell’assistenza per un insufficiente riposo, garantito specialmente da uno stacco mentale e fisico dal posto di lavoro. Immagina cosa può voler dire non staccare mai dal lavoro, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Cosa può succedere? In pochi mesi si assiste a un vero e proprio burn-out. Che porta a un aumento della conflittualità, un abbassamento drastico della qualità dell’assistenza e infine a dover sostituire il lavoratore, ricominciando da capo.

3. Non chiarire la gestione del riposo giornaliero

La badante convivente ha minimo due ore di riposo tutti i giorni. Questa normalmente è nel mezzo della giornata lavorativa, nel primo pomeriggio.

La badante può fruire di questo riposo anche rimanendo in casa a riposare nella sua stanza o nel soggiorno a guardare la tv ad esempio. In alcuni casi, se la stagione lo permette, escono di casa.

Alcune famiglie cadono nella tentazione, se la badante fa il suo riposo in casa dell’assistito, di “far dare un’occhiata all’anziano, già che sei lì”.

La badante NON è tenuta a sorvegliare l’anziano durante il suo riposo. Nulla le deve essere chiesto in quel momento.

Questo errore può essere molto rischioso e compromettere in modo irreversibile il rapporto con il lavoratore. Questa prassi tacita che si viene a creare può portare il lavoratore a rivendicare poi uno straordinario che non ci si aspettava di dover pagare, innescando litigi che possono sfociare anche in vertenze sindacali, oltre alla rottura del rapporto di fiducia alla base di quello lavorativo.

 

L’importanza della corretta gestione del rapporto di lavoro.

Assumere una badante vuol dire diventare un datore di lavoro, che implica conoscere bene le regole del contratto, rispettarle e farle rispettare, gestire in modo funzionale la relazione, l’amministrazione, ecc.

Insomma fare il datore di lavoro è un lavoro.

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