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Se non sono più sensibile, perché amo la morbidezza della seta sulla mia pelle?
Se non riesco più ad emozionarmi, perché la lirica muove corde profonde in me?
Ogi mia cellula sembra gridare al mondo che, effettivamente esisto
e che la mia esistenza deve essere stimata da qualcuno!
Senza qualcuno che mi accompagni in questo labirinto, senza il sostegno di un compagno di viaggio
che prenda il mio bisogno di sentirmi apprezzata, come posso resistere al resto di questo viaggio sconosciuto?

MCGOWIN DF. Living in the labyrinth. Cambridge: Mainsail Press, 1993.

Una nuova prospettiva sull’Alzheimer

L’invecchiamento è una tappa della vita che chiede l’accettazione dei cambiamenti di diversi aspetti della propria esistenza. Questo processo mette in gioco non sono dinamiche profondamente intime e personali, ma anche dinamiche relazionali che coinvolgono, in particolare, l’ambiente familiare. L’insorgere dell’Alzheimer è un evento che segna nel modo più evidente il processo di invecchiamento.

Accettare l’Alzheimer non è facile. Ciò è vero soprattutto quando la patologia comporta una progressiva riduzione delle abilità cognitive e dell’autonomia personale, portando a una trasformazione radicale delle condizioni di vita sia a livello pratico-comportamentale che affettivo-relazionale.

La malattia di Alzheimer non è di per sé un vincolo alla possibilità di “funzionare”, relazionandosi con gli altri, provando emozioni, divertendosi e in alcuni casi addirittura imparando cose nuove.

I familiari di persone con l’Alzheimer, infatti, possono costruire con i propri cari una relazione positiva, condividendo insieme a loro alcuni ricordi intensi ed emotivamente pregnanti, con l’uso di fotografie, musica, arte, racconti di storie personali oppure visitando musei e partecipando ad altri eventi culturali.

L’invito è provare a pensare che le persone con l’Alzheimer possono continuare ad avere una vita attiva, restando inseriti all’interno della società. Per fare questo è però necessario abbandonare le vecchie credenze per riacquistare la nostra capacità di vedere la “persona”dietro la malattia, e riportandoci a lei in modo nuovo.

Ciò in cui noi crediamo è che sia fondamentale ridare dignità di “persona” a coloro che sono affetti da demenza e Alzheimer, non “trattandoli da pazienti”, ma coinvolgendoli in attività socio-relazionali. Il peso dei pregiudizi e dei luoghi comuni non deve essere una “condanna a morte”.

Le persone con Alzheimer non smettono di avere un futuro.

Ricordi ancora presenti

Nonostante ci sia perdita di memoria, nelle persone con Alzheimer permangono delle abilità e dei ricordi che è necessario stimolare.

Ecco di seguito alcuni ricordi ancora presenti:

  • Sensoriali: odori/fragranze, tattili, visivi, corporali, musicali, gustativi, sonori, memoria propriocettiva, ecc.
  • Emotivi: momenti di gioia, momenti tristi, paura, dolore, amore, eccitazione, rimorso, shock, compassione, ecc.
  • Del corpo:  avere un bambino, andare in bicicletta, lanciare una palla, rompersi una gamba, trasportare un peso, ecc.
  • Delle abilitàcucinare, ballare, disegnare, fare a maglia, cucire, ecc.
  • Innati: il sole, il sorriso, il fuoco del camino, ecc.
  • Artistici: pittura, poesia, musica, scultura, danza, ecc.
  • Ambientali: colore, luogo, oggetto, tessuto, memoria spaziale, e c.
  • Autobiografici: periodi della vita (infanzia, scuola, adolescenza), andare al mare, eventi familiari (matrimonio, laurea del figlio, …), ecc.
  • Di vita: come ho conosciuto marito/moglie, quando ero bambino, eventi dell’infanzia, quando sono andato al cinema per la prima volta, le fiabe, ecc.
  • Canori: motivi popolari, inni religiosi, canzoni per bambini, musica militare, musica da ballo, ecc.
  • Collettivi-grandi eventi vissuti: la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, lo sbarco sulla luna, la nomina di un papa, ecc.
  • Norme sociali: Come essere gentili con gli altri a cena, come salutare chi viene a trovarci, come comportarsi alle feste, come comportarsi alle cerimonie religiose, ecc.
  • “Sulla punta della lingua”: nomi che ricordo, ma che non riesco a recuperare senza un suggerimento,
  • Delle abitudini (apprendimento): mettere gli occhiali da vista nello stesso posto ogni sera, apparecchiare la tavola allo stesso modo ogni volta, ecc.

I nostri casi di successo

Noi FamKoach fondatori di FamKare negli anni abbiamo sperimentato diverse iniziative, con risultati molto interessanti e una rilevazione di momenti di benessere vissuti dalle persone affette da demenza che hanno partecipato alle iniziative, riferito sia dagli operatori delle strutture con cui abbiamo collaborato, sia con i familiari.

Tra le attività svolte abbiano sperimentato visite guidate al museo e laboratori sulla memoria ideando giochi per anziani come i LifeToys, dei puzzle per aiutare a mantenere un minimo di manualità e lavorare sui ricordi passati, come occasione di dialogo, di miglioramento della qualità di vita e di benessere tra caregiver e persona ammalata.

Visita al museo con persone affette da Alzheimer

Progetto Life Toys ideato dai fondatori di FamKare con puzzle per allenare la memoria

 

Se vuoi maggiori informazioni fissa un incontro conoscitivo con uno dei nostri FamKoach, potrai trovare informazioni utili e chiedere consigli su come migliorare la qualità di vita tua e del tuo familiare ammalato.