Ti fidi della tua badante?

Ti fidi della tua badante?

Ecco 5 passaggi per creare e scambiare fiducia

Uno dei requisiti più richiesti dalle famiglie che cercano una badante o una colf è che “la persona sia fidata”.

La fiducia è merce preziosa, soprattutto quando prendi in considerazione di lasciare i tuoi affetti più cari nelle mani di una persona che dopo tutto non conosci. Di fiducia tradita sono infarciti i racconti di famiglie “tradite” dalla badante, così come i racconti delle badanti “tradite” dalle famiglie presso cui hanno lavorato.

Qualche volta sembra di essere in una jungla, dove può capitare di tutto in qualsiasi momento. Dalla parte della famiglia: badanti che fanno la cresta sulla spesa, che sottraggono oggetti preziosi, che telefonano a sbafo, che si approfittano della situazione di fragilità dell’anziano, etc …

Dalla parte della badante: famiglie che ti cacciano di casa da un momento all’altro, contributi non versati, contratti fantasma, angherie di ogni tipo, ecc.

Questo non è il mondo della FamKare. Uno dei nostri valori chiave è la dignità delle persone, lo consideriamo irrinunciabile e ci piace stare alla luce del sole. Il nostro focus è creare benessere in famiglia e assistere bene le persone anziane, così come i bambini e gestire bene la casa che ci affidano i nostri clienti.

E allora abbiamo individuato 5 principi, più uno, per costruire un rapporto di fiducia reciproco, tra famiglia e personale domestico. Eccoli.

Non sempre l’occasione fa l’uomo ladro

Il primo principio è di non lasciare mai in giro per casa oggetti preziosi piuttosto che somme di denaro. Qualcuno lo vivrà come un condizionamento della propria libertà e della propria autonomia. Tuttavia non sono rari i casi in cui la famiglia lamenta la “sparizione” di somme di denaro piuttosto che di oggetti preziosi. La reazione più facile è incolpare la badante o la colf, presenti in casa. Salvo poi scoprire che la persona anziana assistita aveva riposto tali oggetti in un luogo non abituale e non si ricordava più di averlo fatto. Oppure l’accusa della persona anziana era strumentale al volersi sbarazzare di una presenza non gradita in casa. 

Spese di casa chiare, amicizia lunga

Il secondo principio da tenere sempre presente è la rendicontazione delle spese di casa. Quando la badante è incaricata di fare la spesa, e quindi le vengono assegnate delle piccole somme di denaro, occorre impostare una rendicontazione delle spese. Si chiederà quindi alla badante di consegnare lo scontrino della spesa. Sarà anche opportuno verificare la pertinenza degli acquisti fatti, per evitare che qualche piccola spesa personale della badante vada a ingrossare il budget della famiglia dedicato all’assistenza.

Regali? Meglio evitare, a meno che …

La pratica dei regali è da evitare, a meno che non sia un regalo vero e proprio, percepito in modo chiaro e distinto come tale dalla badante. Quando? Meglio se in occasione del compleanno della badante, se si ha questa predisposizione d’animo, oppure per Natale. Ma deve essere chiaro che si tratta di un regalo a tutti gli effetti.

Ci è capitato di sentire di anziani che hanno regalato per esempio biancheria – lenzuola, asciugamani, etc … -, a detta della badante. A detta della famiglia invece si è trattato di una sottrazione di beni dalla casa della persona da assistere. Perché creare questi inutili equivoci? La famiglia vuole fare un regalo alla badante? Non c’è nulla di male. Occorre però evitare la creazione di dissapori che inevitabilmente vanno a pregiudicare il servizio di assistenza che viene prestato.

Aiutare la famiglia della badante? Meglio stare concentrati sul lavoro …

In qualche caso la badante viene da Paesi in via di sviluppo. E le famiglie tendono a intenerirsi, soprattutto quando il personale racconta della figlia o della mamma che vive in uno stato di privazione. Per cui la famiglia manda beni e oggetti alla famiglia della badante nel proprio Paese di provenienza per aiutarla oppure come forma di ringraziamento. Questi fattori emotivi rischiano alla fine di minare il rapporto lavorativo. La famiglia rischia di essere strumentalizzata dal punto di vista emotivo oppure può cadere nella tentazione di avvantaggiarsi, consapevolmente o meno, dello stato di supposto bisogno della famiglia della badante. In entrambi i casi interviene un fattore emotivo che è bene tenere estraneo al rapporto lavorativo.

Prestiti di denaro alla badante? Anche no …

FamKare consiglia sempre alle famiglie di non concedere prestiti alla badante. Anche in questo caso interviene un fattore emotivo: c’è quasi un senso di colpa da parte della famiglia che non si prende cura direttamente del proprio anziano e lo delega a un’altra persona. E si farebbe di tutto pur di puntellare la situazione. Concedere un prestito alla badante è uno strumento funzionale a questo scopo. Non è tuttavia una strategia premiante. Il prestito andrebbe in qualche modo verbalizzato. Come si fa a giustificare poi una richiesta di restituzione? Lo si storna dalla busta paga se non viene restituito spontaneamente? Si creano sempre situazione di imbarazzo, per cui spesso la famiglia rinuncia a rientrare in possesso della somma prestata. E questo è diseducativo per il lavoratore. Lo si incentiva a proseguire in questa condotta.

Ricapitolando…

Questi sono i principi chiave per creare un clima di collaborazione e di fiducia, tra famiglia e badante. E questo è il sesto principio promesso: non cedere mai ai ricatti del personale. Sì, avete capito bene, abbiamo usato la parola “ricatti”.  Come chiamereste voi la richiesta di denaro in più rispetto a quello pattuito quando il personale percepisce di essere indispensabile alla famiglia? Si tratta di una pratica odiosa. Cedere vuole dire innescare una spirale senza fine, fatta di mance, mancette extra, etc …

Credi che possiamo costruire un mondo diverso da questo?

Se sì, contatta FamKare!