Questo è un paese di vecchi!

Questo è un paese di vecchi!

L’invecchiamento è la bomba demografica pronta a deflagrare

Negli ultimi 50 anni la popolazione italiana è cresciuta ininterrottamente arrivando a raggiungere nel 2015 quasi 61 milioni di abitanti. 

Ma le cose stanno cambiando.

Il crollo delle nascite determinerà nei prossimi anni una inversione di tendenza. Nel 2050 saremo 2 milioni e mezzo in meno. 

E’ come se Roma sparisse dalla Penisola.

Ma la novità forte è che gli over 65, oggi 13 milioni, diventeranno 20 milioni, con 4 milioni di over 85. 

Come se Lombardia, Piemonte e Veneto rimanessero popolate solo da anziani. 

E questo cambio demografico sarà un problema.

Già oggi 4 milioni di over 65 vivono da soli. Di questi 3 milioni sono donne.

8 milioni di anziani, pari alla popolazione di Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze avranno almeno una malattia cronica grave. 

Sarà epidemia di ipertensione, diabete, demenza, malattie cardiovascolari e respiratorie. 

L’assistenza ospedaliera per tutti? Un miraggio.

Le cure sul territorio? Un obbligo.

La vera emergenza saranno le disabilità, che nel 2030 interesseranno 5 milioni di anziani. 

Essere disabile vuole dire avere bisogno di cure sul lungo termine. 15 miliardi euro, di cui 3,5 pagati di tasca propria dalle famiglie. E’ poco oggi, figuriamoci domani.

In un’Italia con il sistema previdenziale sotto sforzo, la spesa per la cura e l’assistenza a lungo termine degli anziani rappresenta il principale problema di sostenibilità economica. Pensionati e anziani non autosufficienti saranno sulle spalle dei pochi giovani. 

Oggi 3 lavoratori hanno sulle spalle un anziano. Domani saranno in 2 a sostenerlo. 

Insomma, ogni italiano dovrà lavorare quasi il doppio e le famiglie non riusciranno più a sopperire alla mancanza dei servizi socio-sanitari che già oggi coprono solo un quarto del fabbisogno. Servono sempre più badanti, nuove forme di organizzazione dei servizi e il ritorno a uno spirito di mutualità.

L’aspettativa di vita senza disabilità cresce solo al Settentrione, i posti letto nelle residenze sanitarie e assistenziali e i servizi di assistenza domiciliare sono offerti su base disomogenea nelle varie regioni, un divario non solo Nord/Sud.

Per evitare che l’Italia diventi un enorme e disorganizzato ospizio, prevenire le malattie non basterà. 

Per fare fronte alla inevitabile perdita di autonomia della popolazione bisognerà investire in reti assistenziali, competenze e tecnologia. Insomma in long term care.

Un futuro longevo e sostenibile è ancora possibile.