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Si sente spesso parlare di caregiver familiare, ma chi è?
La traduzione in italiano è quella di familiare assistente:

Per familiare assistente si intende chi aiuta, a titolo gratuito nella vita quotidiana, un proprio congiunto non autosufficiente.

(Wikipedia)

Il caregiver quindi è chi si occupa in casa di un bambino, un anziano o una persona ammalata. Lo fa in modo continuativo, con diversi livelli di intensità.
Recenti studi rilevano che in Italia i caregiver familiari che si prendono cura di persone anziane e ammalate non autosufficienti siano 9 milioni, per lo più donne.

Spesso l’individuazione del caregiver avviene per necessità, per designazione familiare o attraverso un meccanismo di selezione spontaneo da parte di un congiunto che volontariamente si assume l’impegno di assistere un parente. Questo fa si che si instauri con esso una relazione spesso esclusiva, a volte subita e non scelta.

Il caregiving

L’attività che svolge il caregiver si definisce appunto caregiving. Questa implica il supporto in tutte le funzioni quotidiane dei bisogni primari (igiene personale, alimentazione, ecc.), la cura della persona, l’aiuto e l’integrazione con prestazioni di carattere sanitario-assistenziali.

Il caregiver deve pertanto possedere adeguate informazioni e acquisire idonee tecniche, per raggiungere correttamente l’obiettivo dell’assistenza e ridurre l’ansia per la paura di commettere errori.

Le mille difficoltà del caregiving

Le famiglie che si rivolgono a noi spesso ci manifestano la difficoltà ad assistere direttamente un proprio familiare. Si sentono esaurite fisicamente, non riescono a preventivare il tempo per cui tutto questo sarà necessario. Riportano problemi con il lavoro, non riescono più a conciliare gli impegni professionali con quelli familiari e personali.

Sono fondamentalmente tre le aree di sofferenza a cui è sposto un caregiver:

  1. psicologica: la solitudine, l’incertezza sul futuro, il contatto con la sofferenza prolungata e spesso molto grave,
  2. tecnica: la mancanza di informazioni sulle principali metodologie di nursing a fronte di condizioni che richiederebbero interventi di una certa specificità,
  3. organizzativo-economica: ottenere una flessibilità negli orari di lavoro, una riduzione dei tempi di lavoro, aspettative non retribuite, ecc.

La fatica richiesta per assolvere all’impegno di prendersi cura è ancora oggi poco visibile, identificata con il mondo dei legami parentali ed affettivi, che viene spesso dato per scontato.

Il consiglio del FamKoach

Trovare i giusti consigli e dei buoni alleati per gestire il ruolo di caregiver è il modo migliore per reggere il peso del carico di cura.
Se senti che quella descritta è la tua situazione chiamaci e fissa un appuntamento con un nostro FamKoach per farti aiutare a trovare la soluzione migliore per te, la tua famiglia e il benessere di tutti.

Nel prossimo articolo troverai le 10 domande che si deve porre un caregiver che lavora per tenere in equilibrio la propria vita personale, familiare e professionale.