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Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti“. Epitteto, Manuale

Questa può essere una citazione forte da leggere, specie per coloro a cui sono capitati eventi avversi improvvisi, di quelli che rivoluzionano la vita. Non prenderla come un tentativo di minimizzare le situazioni di malattia o comunque di difficoltà a cui siamo sottoposti. Vuole essere tutt’altro.

La reazione al problema aiuta, ma può non bastare.

Alcune persone infatti, proprio in situazioni difficili, scoprono di avere energia e capacità che non avevano mai tirato fuori prima in maniera così impattante. In certi casi può essere che si attivi un istinto di sopravvivenza che piuttosto che farci focalizzare sugli aspetti negativi ci faccia andare alla ricerca di tutte le opportunità di soluzione.

Molte volte accade che troviamo una soluzione basata sulla reattività che spesso è l’azione sul momento più accettabile rispetto a quanto accaduto. Essere reattivi e reagire prontamente è una questione di salvezza in certe situazione, la domanda è: quanto è sostenibile tale soluzione nel tempo? Quali altri impatti avrà sulla tua vita e su quella della tua famiglia?
Ecco queste sono domande più da coach che da consulente.

La differenza tra coach e consulente.

La differenza è che il coach non si limita a proporre un ventaglio di soluzioni preconfezionate limitate a risolvere il problema per come si presenta. L’attività di coaching è centrata sul risultato e non solo sul problema, aiuta cioè a disegnare uno scenario futuro desiderabile, ampliando le strategie di pensiero e di azione. Si tratta di un’attività difficile da fare da soli quando ci troviamo sotto pressione.

Al tempo stesso il coach non si sostituisce alla persona nel prendere le decisioni per sé o per la propria famiglia, ma facilita il processo: amplia la prospettiva, aiuta a considerare le cose da altri punti di vista, a trovare una chiave armonica, offrendo uno spazio dove poter uscire dalla modalità esecutiva e riflettere più lucidamente.

Ciò può accadere se chi mi trovo di fronte è concentrato non solo sulle possibili attività da svolgere, ma sull’ascoltare in profondità per capire quali aspetti non sono stati ancora considerati. E sull’attivare una relazione di fiducia per diventare il mezzo (il coach, la carrozza) in grado di accompagnarci verso uno scenario migliore, più sostenibile e rispettoso dei nostri bisogni.

Stefania Ciani
Trainer e Direttrice FamKare Academy