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“Silver Economy”, secondo la definizione dell’Unione Europea è“il risultato delle opportunità che nascono dalla spesa pubblica e dalla spesa dei consumatori relative all’invecchiamento della popolazione e alle esigenze specifiche della popolazione over 50”.

L’invecchiamento della popolazione è ormai riconosciuto un fattore di sviluppo economico. Dai 17 milioni di consumatori oltre i 60 anni del 2016 ai 23,3 milioni stimati per il 2040: quello degli “over” è un bacino economico quantitativamente e qualitativamente sempre più significativo.

Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali (2017) ha determinato che il valore aggiunto prodotto dalla Silver Economy è quantificabile, in almeno 43,4 miliardi di euro (su elaborazione  Assolombarda), escluse le attività finanziarie e assicurative. Sanità e assistenza sociale sono i settori principalmente interessati in termini di valore aggiunto.

Notevole l’impatto della Silver Economy anche in termini occupazionali: i soli addetti all’assistenza domiciliare (dato sottostimato a fronte di un’emersione relativa) sfiorano il milione di occupati.

Il reddito medio annuale degli “over”, anche grazie al frequente possesso di abitazioni di proprietà e fitti imputati, è nelle famiglie con due anziani l’8,4% più elevato di quello delle famiglie senza nessun anziano.

E le imprese? La platea di imprese operative nella Silver Economy è quantificabile in almeno 251mila, valore che sale a 675mila imprese, se si tiene conto di tutti i settori. Oltre ai mercati de i servizi sanitari e sociali, appaiono particolarmente interessati anche: edilizia (ristrutturazione abitazioni, creazioni di formule di senior housing), tecnologia (domotica), etc …

 

L’impatto della Silver Economy sulla famiglia

EUROCARERS definisce il “family caregiver” (caregiver familiare) come persona non retribuita che, in veste non professionale, si prende cura di un familiare, un amico, un vicino che – in quanto malato, fragile o disabile – ha necessità di aiuto.

 In Italia sono 2,5 milioni gli anziani non autosufficienti (2014). Il 18 % della popolazione presta cura a persone anziane e disabili, è la percentuale più alta tra tutti i Paesi europei. ISTAT stima che in Italia siano 3.329.000 le persone che, nel contesto familiare, si prendono cura regolarmente di adulti anziani, malati, persone disabili. Si tratta prevalentemente di donne, con famiglia e figli, di età compresa tra i 45 e i 55 anni. 169.000 hanno tra i 15 e i 24 anni.

Il caregiver familiare risponde al bisogno affettivo, relazionale e di sicurezza del proprio caro, effettua il disbrigo pratiche amministrative, si rapporta con gli operatori dei servizi, si prende cura-direttamente o con il supporto di terzi-del supporto alle funzioni di vita quotidiana delle persone assistite. Svolge mediamente sette ore al giorno di assistenza diretta e 11 di sorveglianza, per una media (ove non trattasi di persona con disabilità congenita) di 8-10 anni.

La funzione svolta ha forti impatti emotivi, relazionali, lavorativi (il 66% dei caregiver ha dovuto lasciare il lavoro), di salute (le persone che prestano cura per più di 50 ore alla settimana hanno, rispetto ai coetanei, il doppio di probabilità di avere problemi di salute), economici (perdita del reddito derivante da lavoro, spese sanitarie ed assistenziali out of pocket).

Abbiamo deciso come FamKare di affrontare da protagonisti questa nuova sfida, che non è più solo economica, ma che ha un forte impatto sociale, sulla qualità di vita delle persone.

Ecco perché crediamo nella centralità della figura del family coach, perché il problema non si riduce più al fornire una badante e basta, la famiglia ha bisogno di un vero e proprio consulente che la supporti in questa trasformazione sociale e che gli permetta di avere risposte adeguate, sostenibili e capaci di guardare al futuro.